Sulla poesia di Helen Soraghan Dwyer

Helen Soraghan Dwyer, scrittrice e poetessa, è presidentessa dell’Unione degli scrittori irlandesi.
Nelle sue poesie selezionate per questa edizione di Europa in Versi a fare da trait-d-union è una drammatica e pervasiva idea di morte, di fine inesorabile, di non possibilità di ritorno. La morte non viene evocata, non assume contorni indistinti e nebulosi ma, al contrario, diviene protagonista dalle fattezze concrete e tangibili. La morte è bara e tomba, è il saluto che la madre non darà più al figlio, è il rossetto che non toccherà più le labbra che colorava.
Non ci sono divinità o filosofie extra-terrene a consolare il dolore straziante che la tremenda Donna Nera trascina con sé ma solo gesti umani che, nella loro consapevole impossibilità di ricostituire lo stato delle cose, tracciano l’unica linea di continuità ammessa tra il mondo di chi va e quello di chi resta.
Una poesia realistica, sofferta e sofferente che la Dwyer ha il grande merito di accompagnare, in ogni singolo verso, con una dignità spiccata e intensa, quella dignità che sopra e sotto la terra definisce e garantisce il senso autentico di umanità.

commento critico di Alessandra Corbetta

Fotografia di un bosco nella nebbia